mercoledì 8 aprile 2020



ITALIANA COSTRUITA ALL’ESTERO



Come abbiamo più volte detto su altre sezioni del nostro sito, un’auto riuscita come la124, fu costruita in parecchi paesi del mondo: costruita su licenza o anche solo assemblata. La prima casa licenziataria in ordine di importanza tecnica, storica, e legata all’Italia da molte altre cose fu la Seat spagnola, la cosiddetta Sociedad Espanola de Automoviles de Turismo.
Sappiamo che la Seat era, dai primi anni ’50 e fino al 1982, quando si consumò il divorzio con la casa madre di Torino, la costola Iberica della nostra industria nazionale. Dal 1953 al 1982 appunto la Seat costruì grossomodo quasi tutti i più importanti modelli Fiat nazionali, a volte veri cloni, altre volte copie più o meno modificate. Non mancarono anche modelli ibridi da noi non importati.
Il nostro modello beniamino, la 124, iniziò ad essere prodotto nel 1968, tale e quale alla nostra 1200, col nome di Seat 124L. Seguirono poi la “1430”, all’inizio in pratica la nostra “S” coi fai anteriori quadrati e minime differenze, e poi via via una marea di versioni e sotto versioni e allestimenti creati per soddisfare le esigenze del mercato locale. Tra le versioni curiose, ma non per questo meno belle o interessanti per noi avremmo avuto la “Especial” prodotta anche in versione Familiare (Ranchera)e in vari allestimenti: Ambulancia, Bomberos (pompieri), pick-up ed (ebbene sì), perfino come carro funebre.
Le ultime 1430, erano il loro modello che tendeva a somigliare –sempre su carrozzeria 124- alla più grande 125, incorporandone molti particolari estetici.
All' inizio la fabbrica era situata nella zona franca di Barcellona, poi nell' anno 1976 traslocò per stabilirsi definitivamente a Pamplona: di quì proveniva l'ultimo modello costruito su licenza, la 124D renovado, ridisegnata nientemeno che Giorgetto Giugiaro come "Fiat 124 modello 1975".
Da notare che il suffisso “D” non c’entra nulla con una eventuale motorizzazione Diesel, che pure ci fu, poiché su di un lotto destinato ai Pompieri fu montato il motore Perkins.
Veramente riuscita sia come estetica che come prestazioni e, naturalmente, come successo di vendite, questa fu la Seat 124D, codici di carrozzeria “FLrenovado. I motori erano rispettivamente identificati la “llaves de identificaciones” come “FA” la 1200, “FD” la 1400, “FU” la 1600 e “FU10” la 1800.
La “124 faros cuadratos” era la versione semplificata e razionalizzata della serie III costruita a Torino, ne conservava la stessa carrozzeria unificata laddove variavano invece allestimenti interni e motori, seguendo lo stesso processo che in Italia aveva interessato le 127 e le 128 coetanee. Quest’auto conquistò, a ragione, il cuore degli Spagnoli che tutt’ora ne recuperano e restaurano parecchie.




Vediamo ora da vicino questa vettura; innanzitutto dobbiamo constatare subito che era stata modificata il minimo possibile, e col tipico buon gusto del nostro conosciuto e apprezzato designer. L’auto è in pratica identica alle ultime serie III, ciò che cambia sono i fari anteriori – ora quadrati – distanziati tra loro da una mascherina di plastica nera simile a quella della 124 SportCoupè serie III, il tutto su un muso di 124S prima serie; i ripetitori laterali sono ora incastonati ai lati dei gruppi ottici anteriori, lasciando pulito tutto il resto, i paraurti sono identici alla Special ultima serie, lisci e senza rostri ma con profilo in gomma.
La fiancata rimane immutata, con gli stessi sportelli, ruote, griglie di sfogo dell’aria alla base dei montanti del lunotto. L’ultimo cambiamento estetico di nota riguarda la coda: abbiamo sulla carrozzeria a noi nota una fanaleria orizzontale disposta alle estremità di una fascia nera che percorre il centro di tutta la traversa posteriore.
I gruppi ottici sono molto più grandi del solito e hanno al centro le luci di posizione/arresto e il catarifrangente. Agli estremi ci sono i ripetitori di direzione che intaccano ora in minima parte anche la fiancata e, all’estremo opposto, ai lati della vasca porta targa, le luci di retromarcia, due vere e proprie sezioni di fanale al posto del piccolo faro aggiunto, poco potente, dei modelli precedenti.

Esteticamente tutto qua. Ne risultava un insieme armonico e pulito, una linea elegante, ed essenziale al tempo stesso. Gli interni, varianti a seconda dell’allestimento (versione 124 o 1430), sono la razionalizzazione di quelli che conosciamo. La versione “124” ha un cruscotto tutto nero, diverso dall’originale, con gli interruttori finalmente unificati. Ripropone lo strumento lineare suo caratteristico col contaKm chiaro, caratteristica peculiare della stragrande maggioranza delle 124 costruite, e, nelle ultimissime serie, un volante di ispirazione 125, comune ad entrambe.

La 1430 dal canto suo può vantare anch’essa un bel cruscotto tutto nero a due elementi circolari, praticamente identico a quello della nostra 124S prima serie. Pochi gli accessori su un’auto essenziale come questa: appoggiatesta e lunotto termico.
Invariata la meccanica, identica alle nostre: entrambe hanno i motori ad aste e bilancieri; uniche modifiche di rilievo sono l’adozione - per ragioni di economia industriale - del ponte posteriore della 131 coi freni a tamburo (piccola caduta di stile!), e la sostituzione della catena comando distribuzione con una cinghia di gomma. Diminuiti ancora i consumi ma a prezzo di un calo delle prestazioni. Di questo modello ne furono prodotte quasi un milione che motorizzò adeguatamente la Spagna e tanti altri paesi per parecchi anni.
Inutile dire che fu usatissima anche nelle gare sportive e nelle corse rallies.
La Seat 124D, da alcuni chiamata anche “Pamplona”, fu venduta anche qui in Italia per un certo periodo, dal 1978 al 1982, poiché quando cessò la produzione, liquidarono anche qui gli ultimi lotti. Ne fui letteralmente entusiasta perché somigliava molto alle nostre e ce ne erano tante, allineate sui piazzali dei concessionari Fiat. Fu una vera e propria sorta di revival!
Costava poco meno di 5 milioni di lire dell’epoca e andò a ruba, tanto che nell' '82 alcuni clienti rimasero senza (notizia verificata personalmente!). Ho un vivo ricordo di quest’auto, quando uscì e quando la potetti vedere da vicino. Qui nella mia zona ne erano stati distribuiti lotti coi colori rosso amaranto o bianco. Ve ne era qualcuna gialla, qualcuna giallo-corsa coi cofani neri (tipiche delle loro versioni sportive) e ne vidi anche una blu notte 456 e un’altra verde pino.
La mancanza di un garage, mia vera e propria spina nel fianco, mi impedì di acquistarne un esemplare usato che mi era capitato [quella verde] e mi dovetti contentare di procurarmi il libretto di uso e manutenzione, stampato in italiano, dove si legge testualmente (anno 1979): “la 124, per le sue doti di comfort e sicurezza, è oggi la vettura che vi offre il miglior modo di viaggiare”, una frase che mi ha sempre affascinato e che ho sentito dentro di me nel cuore.

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